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15/04/2023

I pattern dei tessuti e le tecniche di colorazione

Tessuti

Le tecniche di colorazione

Nel disegnare un figurino di moda, vi sono alcuni consigli pratici da rispettare. Ad esempio, l’idea di utilizzare una penna gel è sempre ottima per creare velocemente degli effetti lurex o glitter. Le penne gel vanno bene tutte: da quella bianca a quella oro o argento, fino a quella glitterata. Bisogna però prestare attenzione a correggere le smarginature, ad esempio realizzando il contorno con un micropunta oppure col Caran d’Ache, riprendendo i contorni.

Il micropunta è ciò che rifinisce il disegno e lo si passa nell’ultima fase del bozzetto per evidenziare le linee. Dato che il suo tratto netto può non piacere, l’alternativa è quella di utilizzare la matita che funge da rifinitura del disegno.

Per quanto riguarda la colorazione, è una prassi normale quella di passare il pastello sul colore, inoltre è importante enfatizzare le pieghe dei drappeggi. La figura non deve risultare tozza. Va bene che sia formosa, ma comunque deve essere proporzionata e slanciata, inoltre il viso non deve essere compresso. Lavorare su un capo lungo può inoltre risultare più difficile che su un capo corto, perché la superficie da colorare è più ampia e ci si trova maggiormente in difficoltà. Potrebbero infatti formarsi delle righe: il modo per evitare questo è passare più volte sullo stesso punto. Lo stile di colorazione a schizzo, sebbene sembri più facile, non lo è sempre. Per qualcuno la tecnica a schizzo potrebbe sembrare d’istinto quella migliore da utilizzare, qualcun altro invece preferisce riempire. In tutto ciò bisogna individuare la propria tecnica, e non è detto che l’una escluda definitivamente l’altra. Occorre invece fare delle prove per provare a conoscere la migliore. All’inizio, infatti, tutto è in divenire: può capitare che riesca più facile uno stile, ma poi può succedere che, utilizzandone un altro, si apra un mondo nuovo di disegnare.

Per quanto riguarda i fogli da utilizzare per il figurino, anche se non sono l’optimum, all’inizio per fare pratica si possono adoperare anche quelli della fotocopiatrice. Successivamente, si potranno acquistare quelli appositi, che comunque non sono miracolosi: le righe e le smarginature si vedranno sono lo stesso, anche se i disegni miglioreranno certamente nella qualità.

Per quanto riguarda il materiale, l’ideale è utilizzare i colori Pantone sui fogli compatibili (Letraset). Utilizzando altre marche si potrebbe ottenere un effetto diverso e allo stesso tempo i colori potrebbero esaurirsi molto prima.

I colori scuri, come il viola e tutti i violetti, risultano molto difficili da trattare. L’area bianca invece può delimitare le zone di colore: ha infatti questa funzionalità importante, e cioè quella di suddividere un’area di colore dall’altra. Passando sopra il disegno un po’ di volte, il colore si espande e completa l'opera da solo. Un solo passaggio infatti difficilmente è sufficiente, a meno che non si tratti di un’ombra leggera sul bianco o su un colore chiaro. Se invece si sta riempiendo un’area grande con dei colori scuri, quindi più impegnativi da usare, occorrerà passarci ripetutamente. Il disegno potrà essere in qualche punto schizzato, in altri riempito: una volta preparata la base, si andrà poi a intervenire con le matite. Generalmente la matita è di tono più scuro rispetto alla base. Se invece si tratta di colori chiari, si può usare la matita bianca.

È importante creare varie basi per il figurino: nel fare ciò si potrebbe anche delineare uno “stile” iniziale, una figura-tipo. Ci sono molti stili diversi: alcuni figurini sono più realistici, altri più schizzati. Utile in questo senso è prendere spunto dal web (digitando una chiave di ricerca come “sketches” oppure cercando su alcuni social).

Spesso, nei figurini di moda, c’è una grande sproporzione tra gambe (magre e lunghissime) e torso del figurino, più corto. Questo è un modo di rappresentare, ma l’invito è di non esagerare perché a differenza del caso di grandi maison, nel relazionarsi col cliente non ci sarà bisogno di tali eccessi, anzi potrebbe non apprezzare stilizzazioni estreme.

I pattern dei tessuti

Parleremo ora dei pattern dei tessuti. I tessuti sono composti da tinte unite che a loro volta possono avere diverse texture, ovvero tipologie di matericità. La texture preminentemente riguarda la tinta unita, la quale può avere un certo tipo di superficie ed è l’aspetto del tessuto stesso. Un tessuto può essere liscio, granuloso, presentare dei nodini (tessuto Bouclè), oppure essere in lana e riccioluto, di maglia… Diverso, rispetto alle texture, è il caso dei pattern. Questi ultimi sono i motivi, quindi le fantasie dei tessuti, che in molti casi hanno dei nomi ben precisi.

Ad esempio, il fiorellino piccolo che si trova generalmente sui vari cotoni (quelli da camiceria o cotoni leggeri), per lo più si chiama fiorellino provenzale. Questo tipo di fiorellino si trova in articoli di arredamento, soprattutto su carte da parati oppure sulle lenzuola.

Poi ci sono le fantasie liberty, motivi a fiori più grandi che hanno caratteristiche quasi geometriche. Anch’esse sono presenti sia nell’abbigliamento che nell’arredamento, con particolare riferimento alle carte da parati. Possiamo inoltre definire i motivi a fiori come “fiorati”, quindi anche “fantasie floreali”.

Una cosa importante da notare quando si utilizza una certa fantasia per realizzare un capo, è se il disegno abbia un verso ben preciso. Questo aspetto è importante, perché condiziona il modo di tagliare il capo. Alcuni tessuti, infatti, presuppongono che il modello venga tagliato tutto nella stessa direzione: questo tipo di tessuti non consente di mettere allineati l’orlo di un capo e lo scollo dell’altro. A volte, per cercare di far entrare il cartamodello nel tessuto a disposizione o per sprecarne il meno possibile (in particolare questo accade per i pantaloni o le giacche), si tende a capovolgere i pezzi, anche se questa operazione non è sempre possibile.

Il caso più evidente, ad esempio, è quello dei tessuti pelosi. I tessuti a pelo, che comprendono oltre alle pellicce ecologiche anche i tessuti di lana, come la lana cardata, vanno accarezzate e va stabilito qual è il senso del pelo e in quale direzione va.

Generalmente, il pelo deve andare verso il basso; quindi, accarezzando il tessuto, lo si dovrebbe appiattire e non alzare. Tutti i pezzi vanno direzionati con il pelo verso il basso: non si può capovolgere un pezzo o mettere la manica al contrario, perché si ritroverebbe la manica contropelo, per un risultato inguardabile. Questo discorso vale per tutti i tessuti, compreso il velluto liscio o a coste. Inoltre, non si possono capovolgere i pezzi dei capi realizzati con tessuti lucidi, come ad esempio le sete, perché questo cambierebbe la luce all’interno del capo. Le varie parti devono essere invece tutte nella stessa direzione.

Per quanto riguarda le fantasie, generalmente esse vengono realizzate costruendo un modulo che poi viene girato e incastrato e possono essere di diversi tipi: principalmente si definiscono “piazzate”, cioè con una parte di fantasia o di un motivo posto su di un determinato punto del capo. In questo modo si stamperà solamente in quell’area precisa e quel disegno (o stampa, o ricamo, ecc.) si dirà appunto “piazzato”, perché è stato messo solo su di un’unica parte del capo. Invece, la fantasia “all over” è un disegno che riempie tutto e copre l’intero capo. Appare chiaro che, ad esempio, il tessuto a fiori che si va a comprare (ad esempio a metraggio) sarà, per la maggior parte dei casi, un tessuto all over, cioè interamente stampato. Per realizzare un tessuto all over si producono dei moduli quadrati che contengono la fantasia su cui si sta lavorando. Questi vengono progettati con l’aiuto di programmi grafici, in modo tale che, capovolgendone uno e affiancandolo all’altro che viene dopo, subito il disegno si ricomponga. Questa operazione di incastro deve poter avvenire ruotando il disegno in tutte le direzioni. Ciò consente un migliore utilizzo del tessuto stesso perché i pezzi si possono piazzare liberamente senza vincoli. Dunque è preferibile verificare che la fantasia che si va ad usare si possa utilizzare anche testa-orlo, altrimenti occorrerà mettere tutti i pezzi nella maniera opportuna, e cioè tutti nella stessa direzione.

Il disegno patchwork, invece, è composto da un insieme di pezzi di tessuto casuale messi assieme. La sua origine deriva dall’assemblaggio di avanzi di tessuto per crearne uno nuovo. Il patchwork è solitamente utilizzato per le coperte, mentre in alcuni periodi è stato molto in uso nell’abbigliamento. Ad oggi il disegno patchwork si trova spesso reinterpretato come stampa all over, e quindi non più come tanti pezzettini di stoffa cuciti gli uni con gli altri.

Quando un tessuto è stampato, generalmente la parte posteriore rimane più chiara. “Stampare” infatti vuol dire imprimere un disegno, tramite tecniche di stampa, sul davanti del tessuto. Se questo non è particolarmente pesante, il dietro lascia intravedere la stampa, che non è pulita e definita, quindi occorrerà prestare attenzione che non si veda. Inoltre non bisogna disfare più volte i tessuti stampati, perché la stampa è un colore posto sul tessuto, quindi passandovi ripetutamente con l’ago si rischia di portare via il colore in alcuni punti, dove rimangono tanti buchini bianchi che non vanno più via.

Un’altra tecnica è l’Ikat, che non è una vera e propria colorazione, perché costituita da disegni realizzati con un telaio. Proprio dall’intreccio dei fili, infatti, si genera questa particolare tipologia di disegno etnico.

Le fantasie Paisley sono motivi con foglie persiane con la punta curva. Anche questo è un disegno che ha i suoi corsi e ricorsi storici, per cui ogni tanto lo vediamo dappertutto, poi sparisce per un po’ e poi di nuovo torna in voga. L’unico settore dell’abbigliamento da cui questo tipo di fantasia non è mai sparita è quello delle fodere. Realizzando un capo in tinta unita e inserendovi una bella fodera con un qualche tipo di motivo (che può andare dallerighe, ai fiori, ai Paisley, a quello a quadri, fino ai disegni geometrici) gli si conferisce un tocco in più che fa la differenza. Come nel caso delle giacche, ad esempio. Per quanto riguarda invece il damascato e il broccato, si tratta di tessuti che presentano particolari decorazioni floreali stilizzate dal sapore retrò.

Il damascato generalmente è un tessuto tinta su tinta con particolari disegni, spesso utilizzato per l’abbigliamento dacerimonia, soprattutto da uomo (nei classici gilet, oppure per esempio anche sulle gonne da donna a pieghe grandi). In questo tessuto, inoltre, c’è sempre un contrasto lucido/opaco, per cui o si avrà la base lucida e il disegno opaco, o viceversa. Nelle sue forme più semplici viene usato per l’arredamento (coperte o copriletto).

Per quanto riguarda il broccato, si tratta di un tessuto piuttosto corposo con disegni di base che molto facilmente possono essere intessuti con fili metallici (oro, argento, bronzo…). Non è infrequente, inoltre, l’utilizzo del broccato nell’alta moda. Esiste anche una variante di broccato giapponese che ha un tipo di lavorazione simile a quello europeo, seppure siano diversi i disegni e i colori che non presentano necessariamente oro e argento, ma viene utilizzato un filato normale. Vi è poi il broccato di velluto, dove è utilizzata una basa rasata e il disegno invece risulta vellutato. Questo tipo di broccato è più vicino a quello “storico”, ed è utilizzato ad esempio da chi ha a che fare con abiti d’epoca, intessuti su telai storici.

Il tessuto “devorè”, invece, presenta delle parti trasparenti che vanno a formare diversi tipi di disegno. Il devorè può essere geometrico, floreale o a pois. Le parti più chiare vengono realizzate attraverso la scoloritura del tessuto con degli appositi prodotti che quasi ne corrodono una parte, e quindi ecco che si crea un disegno più leggero. Certe volte vengono definiti devorè anche alcuni ricami, ma questa dicitura non è corretta perché la tecnica del devorè prevede che vi siano delle aree di tessuto che vengono trattate con sostanze corrosive. La stoffa viene quindi preparata prima tramite apposite lavorazioni, affinché non si rovini.

Con il termine “delavè” si indica invece un tessuto (che potrebbe essere jeans, cotone o lino) lavato in maniera energica e che quindi perde una parte del colore, anche in maniera non del tutto uniforme.

Poi ci sono i tessuti con il Plumetis, e cioè che hanno un piccolo pois in rilievo, i quali possono essere molto facilmente di cotone o anche di tulle.

I disegni optical, invece, sono costituiti da fantasie con motivi geometrici modulari ricorrenti.

Per quanto riguarda i quadrati vichy, essi sono spesso presenti nei tessuti della camiceria. Il pattern a quadro più grande, invece, si chiama “damiè”, proprio perché richiama una scacchiera (da Dama).

Chi non conosce poi il tartan, o “scozzese”? Il tartan è un tessuto di origine appunto scozzese, che storicamente stava ad indicare i diversi clan scozzesi. Ogni famiglia aveva un suo tartan specifico, ed era dal particolare quadro che si poteva dedurre l’appartenenza a questa o a quella comunità. Ne esistono tantissime varietà, e in Scozia si trovano ancora i cataloghi dove risultano le diverse fantasie di tartan, con indicati i clan corrispondenti. Chiaramente, anche per il tartan vale il discorso che, nel tempo, la moda l’ha fatto suo e l’ha adeguato.

Particolare è il caso del tartan Burberry, la casa di produzione britannica. Si tratta di un tartan beige a righe nere e rosse, che è sotto Copyright ed è stato uno dei primi ad essere adottato dal mondo della moda. Con il tartan veniva realizzata anche la fodera interna degli impermeabili. Tra l’altro, Burberry fu tra i primi, forse in assoluto, a creare il classico trench. L’interno era rivestito con questo tessuto che all’epoca era in lana e che addirittura poteva essere utilizzato come coperta per i soldati al fronte.  

Il Principe di Galles, invece, è una tipica fantasia a quadri, formati da ulteriori quadrati all’interno, spesso a righe rosse, che attraversano la fantasia. Siccome questo motivo viene quasi sempre abbinato ad un tessuto da uomo di medio peso, come ad esempio il fresco lana, alla fine si è presa l’abitudine non corretta di identificarlo con questa particolare fantasia. Non è esatto, perché la base su cui viene stampato il principe di Galles potrebbe essere di lana, ma potrebbe essere anche di cashmere o lino. 

Il tweed, o “spigato”, invece, fa parte delle lane inglesi, una categoria di tessuti abbastanza a sé stanti. Ce ne sono di diversi tipi e tutti quanti hanno presentano come caratteristica comune il fatto di essere piuttosto rigidi. Poi, nel tempo, anche lo spigato è stato importato dappertutto e riprodotto anche su tessuti più morbidi rispetto alle lane inglesi. Infatti, si possono facilmente trovare in commercio tweed da donna soffici, a differenza della lana inglese, molto secca. Nella sartoria da uomo, i tweed vengono solitamente chiamati con il loro nome specifico, ovvero: Prince of Wales (principe di Galles), Harris Tweed, Herringbone Tweed, Highland Tweed e Houndstooth Tweed e Donegal Tweed (chiamato anche “bottonato”).

Il pattern pied de poule, molto usato, si ottiene invece attraverso la tessitura. È incrociando i fili, infatti, che si ricava questa fantasia tipica, talmente popolare nel tempo che è stata riprodotta in tantissime dimensioni diverse. Oggi possiamo notare, infatti, pied de poule piccolissimi o giganti, dove la fantasia è stata anche stampata. Se la fantasia è ricavata dalla tessitura, il dritto e il rovescio risulteranno essere uguali; se invece è stampata, il rovescio sarà più chiaro. 

Il pizzo, invece, è un tipo di tessuto non omogeneo né nella fantasia né nelle diverse tipologie. Il più materico tra i vari tipi si chiama “pizzo macramè”. Dalla conformazione piuttosto pesante, il macramè è un pizzo che non viene ricamato sulla base di tulle, come invece accade per gli altri modelli. Cambiano infatti le modalità di lavorazione: il pizzo macramè, per essere ben lavorato, deve essere infatti incrostato, cioè ritagliato tutto intorno seguendo certo tipo di disegno ed incrociato con un altro pizzo adiacente, in modo che il taglio si confonda il più possibile.

Il pizzo Chantilly è un pizzo francese ricamato su tulle, che a volte può avere un cordoncino intorno. Il pizzo Valencienne, invece, è simile allo Chantilly, ma non ha il cordoncino intorno al disegno.